La Cometa dell’Avvento (dall’1 all’8 dicembre)

Casella 1

Il presepio non è altro che la traduzione in dialetto napoletano della pagina più sublime del Vangelo“, diceva Michele Cuciniello, ma nel nostro viaggio nella Città della Cometa stiamo scoprendo che parla benissimo anche un altro dialetto, quello morconese: la sua voce risuona chiara nella cascata di case aggrappata al monte Mucre, tra i ruderi del Castello, nello scorrere del Torrente San Marco.

In questo calendario dell’Avvento ripercorreremo le tappe salienti di questo itinerario e, allo stesso tempo, scopriremo altre piccole storie legate al Natale, sempre mischiando un po’ le carte, come nostro solito.

le caselle saranno le pagine del blog, i doni saranno le mini-narrazioni e le immagini che le accompagneranno.

Buon inizio dell’Avvento a tutti!

Casella 2

La porta d’ingresso del castello di Morcone, in notturna (ph. Marino Lamolinara)

La Rocca, zona alta di Morcone: da un lato i ruderi del Castello, dall’altra la chiesa di San Salvatore, la più antica del paese.È notte fonda e fa freddo, molto freddo. Si sa, la bora morconese regala meravigliosi cieli stellati ma fa battere i denti.

Si ode un canto: “Era una notte di luna, una notte d’argento, c’era qualcosa di magico nel firmamento. E in quella grotta laggiù, quel che sognasti anche tu, c’era una luce abbagliante, un immenso splendore”. 🎵🎶 È la voce di Armenzio, anziano pastore, padre di Benino, il fanciullo che sogna il presepe e gli dà vita. Ricordate? Li abbiamo incontrati nella Scena 1.

Le loro voci, invece, le ritroviamo nel brano “Sogno di Armenzio” tratto dalla Cantata dei Pastori di Peppe Barra e Paolo Memoli.

Buon ascolto!

Casella 3

Via dei Fiori (ph. Giulia Ocone)

Via dei Fiori

Sul presepe, principalmente, si vedono sistemati nei vasi, sulle inferriate dei balconcini, e spesso sono piccole magie di carta colorata. A Morcone c’è una via a loro dedicata, nella parte alta del borgo, e collega il Santuario della Madonna della Pace a Piazza del Pozzo: è Via dei Fiori, una piccola terrazza panoramica tra le case di pietra bianca, che si affaccia sull’ampia vallata sottostante e regala anche una magnifica vista sul campanile della chiesa.

Questa via, in senso stretto, non ha nulla a che vedere con il presepe ma, in senso più ampio sì, ce l’ha eccome. La raffigurazione della nascita di Gesù, con le sue tantissime simbologie, ora più palesi, ora più nascoste, con l’atmosfera onirica che riesce a ricreare, è incredibilmente evocativa così come lo è, per me, una viuzza panoramicissima, curata perché amata da chi la abita –e davvero adorna di fiori! – e vissuta come una prosecuzione del proprio salotto di casa, quello buono, riservato agli ospiti di riguardo. Via dei Fiori, quindi, rappresenta i più bei sentimenti di orgoglio delle proprie origini, di senso di appartenenza ai luoghi in cui si vive e di accoglienza nei confronti dell’altro: tutto il meglio che una comunità può offrire. È un messaggio che diventa simbolo e, quindi, materia da presepe, decisamente.

Grazie a Giulia Ocone per lo scatto, catturato durante la passeggiata narrata dello scorso 14 agosto. Se vi va di sapere com’è andata, date un occhio qui

Casella 4

La cascata di case immortalata da Marino Lamolinara.

Al viaggiatore improvvisamente appare, sullo sfondo del Matese, una fantastica cascata di case, che dalla vetta scende lungo il pendio di un monte. È Morcone che si presenta in modo così vivamente pittoresco!” (da “Morcone e le sue porte”, di F. D’Andrea, già in “Passeggiate campane” di A.Majuri).

Eccola, immortalata da Marino Lamolinara.

E non aggiungo altro, se non che è fin troppo evidente il motivo per cui Morcone è diventata La città della cometa e, ben prima, Il Presepe Nel Presepe -Morcone- .

Un destino scritto nella pietra.

L’articolo completo qui, buona lettura!

Casella 5

Gru origami

Quando le mani sono impegnate, il cuore non si duole.”(Akira Yoshizawa, maestro di origami)

Uwe crea origami: di questa frase ha fatto il suo mantra, del suo lavoro una sorta di rito. Pazienza, concentrazione, precisione trasmettono vita alla carta e donano serenità a chi la trasforma in piccole opere d’arte, tanto complesse quanto fragili. Tra le pieghe dei fogli colorati si nasconde la consapevolezza che niente è eterno, nell’attenzione data ad ogni singolo movimento delle mani si cela l’invito a godersi appieno l’attimo presente.

Il messaggio che reca in sé la gru conferisce un peso straordinario alla leggerezza della materia lavorata: questo animale, che un’antica leggenda giapponese narra che possa vivere mille anni, si regala per augurare altrettanti anni di vita a chi la riceve, una rapida guarigione alle persone ammalate e di riuscire nell’intento a coloro che devono affrontare una dura prova.

Un dono importante in qualunque momento della vita ma quanto mai attuale, considerato il difficile Natale che ci stiamo preparando a vivere in questo folle 2020.

Per conoscere Uwe Fiebig e le sue creazioni 👉 clicca qui

Casella 6

San Nicola

I cerini di Santo Nicola

“(…) Passata la mezzanotte, dal fondo del piazzale si udì avvicinarsi un grande tramestio di campanelle e campanacci, di zampe e di guaiti. (…) Recava addosso una mitra, consunta, un maglioncino dolcevita azzurro sotto i paramenti da vescovo. Aveva il volto olivastro, orientale, magro e scavato, e una barba incolta di una settimana (…) Era lui, Santo Nicola, solo e male accompagnato. Così venne e così si pronunciò: “Salute a voi, signori, in alto i cuori. Allora è qua che mi hanno sperso li cerini benedetti (…) almeno vedo che ne avete approfittato voi, co la fantasia e co le favella accungegnate e perciò sta bene. Me ne dispiaccio ma rispetto. Nicola, mi chiamano, Santo Nicola. (…) Io per me -di regali- mi sono tenuto solo questi cerini, così illuminanti, momentanei, che accendono la fantasia e donano la loquenza (…) Il regalo qual è? La buona favella, che è brutta la povertà di non sapersi parlare ed è ricchezza che non si compra ma va tenuta curata che sennò le parole ti lasciano e si resta soli e soli non è meglio di male accompagnati. Perché siete voi il regalo l’uno dell’altro”.

Da “I cerini di Santo Nicola. Racconto infiammabile per voci, suoni e canzoni” di Vinicio Capossela, colto cantastorie contemporaneo.

Natale fa rima con raccontare e, quindi, con ascoltare: fatelo (cliccando qui), vi concederete un regalo prezioso.

…e ricordate il monito del Santo : “E poi io dei desideri non mi fido, e ve lo dico: fate attenzione a quello che desiderate, capace che po magari s’avvera!

Buon ascolto!

Casella 7

Cere da presepe

Ci aspetta, ora, e freme dalla voglia di essere raccontata, una rappresentazione variegata di umanità, di scorci di vita quotidiana che, chiassosissima, invaderà Piazza San Marco, uno slargo in pietra circondato da case che non sembra abbia molto da dire; eppure, in questo racconto, diventa una sorta di snodo spazio-temporale, un crocevia tra il presente, il passato non troppo remoto e il futuro piuttosto prossimo del paese e di questo rione in particolare.

A far rivivere freneticamente questi luoghi ci pensano i mercanti del presepe napoletano: non sentite le urla del pescivendolo, il richiamo del fruttivendolo, la mamma che ammonisce il figlio dal balcone, il suono delle tammorre che viene da laggiù? Un tripudio di cibo, un’esplosione di suoni. Seppur di terracotta, i pastori si muovono, agiscono, vivono e, come attori su un palcoscenico, recitano una parte, raccontano una storia che, in questo angolo di Morcone, diviene particolarmente rumorosa, caotica, tanto viva da sembrare vera.

E, ancora, questi luoghi si riaccendono anche grazie al presepe vivente, con i figuranti che riaprono botteghe e rianimano mercati, e con i tantissimi visitatori che invadono il borgo per due giorni. Poi, finita la rappresentazione, tolti i pastori del presepe, la piazza torna al suo silenzio abituale, alla sua solita tranquillità, almeno fino a quando altre storie e altre voci non torneranno ad animarla”.

Un estratto della Scena 4, la trovate completa sul numero di novembre de LA CITTADELLA.

Buona lettura, ovunque vogliate!

Casella 8

Verso il santuario (ph. Marino Lamolinara)

“Sussulta il cor d’un fremito

sol che ci appar Tuo viso

che allieta pure gli Angeli

lassù nel Paradiso!”

Recita così l’Inno alla Madonna della Pace, canto tradizionale che i devoti morconesi intonano durante le celebrazioni in suo onore. In questi versi iniziali è racchiuso tutto l’amore filiale di un popolo per la sua Mamma, dal volto dolce e rassicurante che, da millenni, protegge i suoi figli.

Un forte legame con il territorio, addirittura con la terra in senso stretto, pare collegare Morcone alla Madonna: si racconta che, nel Medioevo, la statua lignea che la raffigura sia stata ritrovata sepolta in un terreno nei pressi di una contrada, poco distante dal paese, e portata lì dove oggi sorge la chiesa.

Da quel lontano ritrovamento il legame tra i morconesi e la Madonna della Pace non si è mai affievolito e la sua figura è una delle più dolci immagini di Maria che possiamo immaginare: un viaggio all’interno del presepe e dei suoi personaggi principali, quindi, non poteva non avere come tappa la dimora morconese della mamma di Gesù.

La casella di oggi ci offre un’anticipazione dall’articolo che leggerete sul numero di dicembre de LA CITTADELLA.

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