PANE, AMORE E…

…passione, determinazione e coraggio di seguire le proprie ambizioni: dopo i puntini sospensivi del titolo, preso in prestito dal film con Vittorio De Sica e Sophia Loren, non ci sono le scaramucce amorose tra i due indimenticabili protagonisti della pellicola ma tre qualità che ben rappresentano la chef morconese Annamaria Mastrantuono.

Ho avuto il piacere di incontrarla in questi giorni e mi sono trovata davanti a un fiume in piena, disponibile quanto travolgente, con mille esperienze da raccontare, ancor più progetti da realizzare e tanta, tantissima voglia di continuare ad imparare, crescere, migliorarsi. È una lavoratrice instancabile che cerca il confronto, si fa promotrice delle sue conoscenze in ogni occasione e nei contesti più diversi e ama la contaminazione, di saperi come di sapori.  Da perfetto capo di brigata tesse relazioni dentro e fuori la cucina, crea circoli virtuosi tra diverse professionalità con lo scopo di farsi portavoce dell’alimentazione sana che non dimentichi il gusto, dell’ecosostenibilità, della riscoperta dei sapori autentici.

Avete presente quei camioncini che non mancano mai nelle feste di paese e che fanno venire l’acquolina in bocca al solo vederli? Annamaria ha iniziato così, da bambina, sul food truck (oggi si chiamerebbe così) di famiglia. La passione per il cibo già c’era e lei la assecondava farcendo i panini con i prodotti a km zero di produzione propria. Si divertiva anche a preparare il gelato con il latte delle mucche dell’allevamento di famiglia. Street food di altissima qualità, quindi, e idee già molto chiare sul proprio futuro. La sua formazione, infatti, è da manuale: studia presso l’istituto alberghiero di Benevento per poi iniziare a macinare chilometri e far tesoro di collaborazioni formative in giro per il mondo. La voglia di conoscere e fare esperienza la porta dall’Emilia Romagna a Singapore, dalla Francia all’Australia, passando per le cucine dell’America’s Cup a Valencia fino a quelle di “Cuochi d’Italia”, il seguitissimo show con Alessandro Borghese.  Per tre anni, poi, ha avuto modo di lavorare come assistente nei corsi della prestigiosa scuola di cucina “Dolce & Salato”, in provincia di Caserta: un’esperienza fondamentale per la sua crescita professionale, in continua ascesa.

Non proseguo con l’elenco, sarebbe davvero lungo, e arrivo direttamente al momento in cui la nostra chef, innamorata delle sue radici, torna a Morcone dove, prima in proprio insieme al marito e collega, poi da sola presso l’Agriturismo Di Fiore, ritorna a cucinare i nostri sapori e riscopre il legame con i prodotti della terra: complice il ritmo meno frenetico di quelli a cui era abituata, si riappropria del contatto con la natura, sua prima fonte d’ispirazione, e del piacere delle materie prime raccolte a pochi metri dalla cucina. Un vero lusso. Ora segue una strada parallela, quella dello studio delle erbe spontanee, con l’obiettivo di recuperare le tradizioni e le conoscenze legate ad un tipo di cucina dalle straordinarie qualità nutritive ma che, ahimè, sta scomparendo.

Con Alessandro Borghese (foto da archivio personale)

Anche il tempo del lockdown ha portato i suoi frutti: in un momento di sospensione per moltissimi settori produttivi ma non per la creatività, la nostra chef ha partecipato alle riprese del film di Giuseppe Aquino “Quarantena live”, interamente girato durante il periodo di maggior diffusione in Italia del coronavirus, con regia a distanza e maestranze dirette da remoto. Attualmente è in fase di selezione al Festival del Cinema di Venezia. È un film che racconta paure e speranze nel periodo della pandemia, attraverso spaccati di vita vera sullo sfondo di una storia d’amore. E tra le tante storie narrate c’è quella di Annamaria, che interpreta se stessa in un momento di quotidianità ai tempi del Covid.

Nel bel mezzo del racconto della sua brillante carriera, le ho chiesto cosa vuol dire, oggi, essere una chef donna e mamma (Annamaria ha due figli). La domanda non è – purtroppo- superflua, tant’è che la risposta non sorprende. Essere una chef è ancora “una lotta continua”, mi confessa. Non ho difficoltà a credere che, solo perché donna, il suo percorso lavorativo sia un doppio salto mortale che, davanti ad una nuova collaborazione, davanti ad un nuovo progetto, lei debba dimostrare di saper eseguire alla perfezione, come e meglio di un suo qualsiasi collega uomo, solo per una mera questione di genere. Continuamente sotto esame, solo perché donna. E, in quanto mamma, spesso si trova in contrasto con chi riterrebbe opportuno che, per il bene della famiglia, facesse un passo indietro piuttosto che un balzo in avanti per raggiungere sempre nuovi obiettivi. La risposta di Annamaria, semplice e perfetta, consiste nell’insegnare ai figli ad amare il proprio lavoro, e lo fa non togliendo loro un grammo dell’attenzione di cui hanno bisogno.

D’altra parte, però, qualcosa si sta muovendo se nell’ultimo numero di Cook, il mensile sul mondo del cibo del Corriere delle Sera, c’è uno speciale dedicato a 50 donne di successo nell’universo molto variegato dell’enogastronomia. Isabella Fantigrossi e Angela Frenda, nell’editoriale, ne parlano come di un settore che, in questo momento, rappresenta un’occasione di “empowerment femminile” dopo che, per lunghissimo tempo, la cucina è stata la “stanza di reclusione” delle donne. Definizione forte, quest’ultima, ma evidentemente necessaria per descrivere una situazione che solo ora sta lentamente cambiando.

E questo anche grazie alla tenacia e all’abnegazione di professioniste come la nostra Annamaria Mastrantuono.

PS: ai buongustai consiglio di dare un occhio al sito della rinomata rivista di cucina “Italia a tavola” (italiaatavola.net). Vi troveranno la ricetta con cui Annamaria ha vinto una delle tappe della Vegetarian Challenge, sfida culinaria a colpi di piatti vegetariani, nata per promuovere la cucina salutare: “Cilindro di polenta con legumi, montanara e mousse di ricotta”.

Enjoy!

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